Parental control: cos’è, perché conta e come funziona con Planetel.

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La realtà dei fatti è che oggi viviamo online. Questo vale chiaramente per i grandi, ed è normale tra studio, lavoro e svago, ma vale anche per i più piccoli, e qui la questione merita un’attenzione diversa e una sensibilità maggiore.

Il dato è che, nel 2026, per la grande maggioranza dei bambini e ragazzi italiani internet è semplicemente parte della giornata, tanto quanto la scuola o lo sport. In media, lo smartphone arriva spesso prima dei dieci anni e i social network prima dei tredici, senza considerare l’abilità con cui i minori padroneggiano smart tv e simili. La conseguenza è che i contenuti raggiungibili in pochi secondi rischiano di sfuggire all’attenzione dei genitori.

La risposta a questo scenario è il parental control, un alleato concreto nella gestione del rapporto tra minori e tecnologia.

Cos’è il parental control.

Con parental control si intende l’insieme degli strumenti che permettono a genitori e tutori di limitare e controllare l’accesso dei minori a contenuti, applicazioni o servizi online potenzialmente dannosi per il loro sviluppo.

Il blocco può funzionare in modi diversi: tramite applicazioni installate su smartphone o PC che filtrano i contenuti in tempo reale, tramite sistemi di filtraggio a livello di rete, come il filtraggio DNS, oppure attraverso aree di accesso protette da PIN.

Perché è un tema importante nel 2026.

Abbiamo sondato un po’ il terreno e i numeri che arrivano dall’Italia non lasciano molto spazio all’ottimismo.

Il Report 2025 della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica registra 2.574 procedimenti per pedopornografia e adescamento online, con 222 arresti. I casi di adescamento accertati sono stati 428. La fascia più colpita non è quella dei bambini piccoli, come si tende a pensare, ma quella tra i 14 e i 16 anni, con 237 casi pari al 55% del totale. Ragazzi che navigano con più autonomia, ma che per questo risultano più esposti alle manipolazioni costruite ad arte da chi si nasconde dietro uno schermo.

A questo si aggiungono 361 episodi di cyberbullismo, che nel 73% dei casi ha coinvolto ragazzi tra i 14 e i 17 anni, e 220 episodi di sextortion su minorenni, con l’87% delle vittime nella fascia adolescenziale. Il dato sul cyberbullismo dice, inoltre, che 124 minorenni sono stati denunciati come autori. Non si tratta, quindi, di predatori adulti, bensì di coetanei.

Il problema non riguarda solo i contenuti illegali. Una ricerca pubblicata a marzo 2026 dal Global Privacy Enforcement Network, condotta su quasi 900 piattaforme digitali, ha rilevato che nel 72% dei casi i sistemi di verifica dell’età sono facilmente aggirabili, spesso con una semplice autodichiarazione. Inoltre, il 71% delle piattaforme non fornisce informazioni chiare sulle misure di protezione dedicate ai bambini. In sostanza, il web non solo non è diventato più sicuro per i minori, ma è diventato anche più complesso.

Cosa prevede la legge italiana: il quadro normativo.

Il parental control in Italia è un obbligo di legge per i provider di connettività.

Il percorso normativo parte dal Decreto-legge n. 28 del 30 aprile 2020, che ha introdotto per la prima volta i sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio. La delibera AGCOM n. 9/23/CONS del gennaio 2023 ha poi definito i requisiti operativi minimi: il parental control per i clienti privati deve essere gratuito, preattivato di default e disattivabile solo su richiesta esplicita del titolare della linea. Il cosiddetto Decreto Caivano (D.L. n. 123/2023) ha aggiunto misure più stringenti e fissato al 21 novembre 2023 la data di entrata in vigore dell’obbligo per tutti i provider.

La normativa continua a evolversi. Con la delibera n. 96/25/CONS dell’aprile 2025, AGCOM ha stabilito le modalità tecniche per la verifica dell’età degli utenti da parte di piattaforme e siti web che diffondono contenuti pornografici in Italia, un passo che va oltre il parental control classico e introduce l’obbligo di sistemi certificati di age verification per le piattaforme stesse, non solo per i provider.

Come Planetel gestisce il parental control.

Ovviamente in Planetel abbiamo accolto positivamente e proattivamente le indicazioni legate al Parental Control, attivando il servizio fin da novembre 2023 per tutti i clienti con contratti domestici nel pieno rispetto delle tempistiche e delle modalità previste dalla normativa. Ma abbiamo scelto di andare oltre: trasparenza tecnica completa, documentazione pubblica accessibile a chiunque, e gestione delle impostazioni interamente in capo al cliente, non all’operatore.

Il nostro sistema si basa sul filtraggio degli indirizzi tramite DNS (Domain Name System). Quando un dispositivo connesso alla rete Planetel tenta di raggiungere un sito che rientra in una categoria bloccata, il sistema intercetta la richiesta e rimanda l’utente a una pagina informativa che spiega perché quel contenuto non è accessibile.

Chi gestisce le impostazioni.

La configurazione è riservata esclusivamente al titolare maggiorenne del contratto direttamente dall’Area Clienti MyPlanetel, nella sezione Servizi > Parental Control. Nemmeno il nostro personale di assistenza può modificare le impostazioni per conto del cliente: una scelta precisa, a tutela della riservatezza familiare.

Dall’interfaccia è possibile attivare o disattivare il blocco per ciascuna delle categorie previste dalla normativa, con effetto immediato sulla linea. Dopo ogni modifica, è utile cancellare cache e cronologia dai browser su tutti i dispositivi per evitare che sessioni già aperte aggirino i filtri appena applicati.

Il parental control non basta: cosa significa davvero proteggersi.

Per correttezza e trasparenza nei confronti dei nostri clienti e, in generale, dei genitori che hanno a che fare quotidianamente con la gestione del rapporto tra minori e tecnologia, va detto che il filtraggio DNS è uno dei presidi più efficaci, ma ha anche dei limiti che ci sembra giusto evidenziare.

Un ragazzo tecnicamente esperto e un po’ “smanettone” potrebbe aggirare il filtro modificando i DNS del router, usando una VPN, navigando su reti diverse da quella di casa. Insomma, nessuna tecnologia copre tutti i casi.

Questo non compromette affatto il valore e l’efficacia del parental control, ma lo rende quello che è: uno strumento, non una risposta definitiva, utile nell’abbassare la soglia di accesso ai contenuti dannosi per i più giovani, guadagnando tempo e riducendo l’esposizione accidentale. Il resto lo fa la consapevolezza dei pericoli della rete, che nasce innanzitutto dal rapporto e dal dialogo tra genitori e figli.


Documenti e link utili


Fonti

Polizia di Stato

Global Privacy Enforcement Network

Skuola.net

Tgcom24

AGCOM